02/11/10

Non siamo più cosi soli

" sognai che al far del giorno un angioletto i sonni mi vegliava.Di dolce maestà avea l'aspetto....un raggio di sol lo illuminava.Com'era bello"

Non so perché, ma questo incipit di una poesiola che recitai quand'ero all'asilo mi ronza da alcuni giorni nella testa. Devo dire che ultimamente mi è capitato sempre piu spesso di imbattermi nell' entità angelica ;ora piccola ,ora adulta, ora cadente, ora trionfante. ora lontana, ora vicina,ora dentro di me o dentro le persone che via via incontravo, ora proiettata in una dimensione arcana, sacra e misterica ma,comunque presente, che lo volessi o no a livello razionale.
Premetto che il dubbio e forse la rivolta ad un’educazione religiosa vissuta come imposizione ,mi avevano condotto a rimuovere questa immagine considerandola come realtà del non essere del non conoscibile,sebbene avvertissi il suo fascino luminoso e una mal celata nostalgia.
Oggi mi domando che cosa è cambiato in me al punto di non avvertire più quell'insofferenza, quel senso di posticcio, quel contradditorio interno che i tanti anni del mio agnosticismo hanno evocato in me la visione delle immagini sacre.
Forse ,anzi sicuramente strada facendo sono riuscita a spogliare le immagini di quelle incrostazioni psicologiche e culturali che le avevano oscurate.
Solo nel momento in cui ho scoperto e vissuto la mia spiritualità, il senso del sacro dentro di me come matrice universale dell'uomo,sono stata in grado di leggere queste immagini non come una creazione dogmatica esterna ma come archetipi e forme del nostro sè interno, un archetipo che trascende il tempo e lo spazio che informa lo spirito dell'uomo proiettandolo oltre il materiale, in quel punto di convergenza tra sopra e sotto, tra la curvatura del cielo e quella della terra.
Ora l'angelo caduto mi riporta al dolore, alla separazione dal Bene, l’'angelo custode paffutello di quand’ ero bambina mi fa tenerezza ,una specie di confortevole presenza, l'angelo con la spada fiammeggiante mi parla della Forza della Giustizia per le quali l'uomo è chiamato a combattere.
Ora i cherubini mi cantano le armonie del mondo affinchè ognuno di noi udendole, si apra al sorriso e lo diffonda, l'Arcangelo dell'annunciazione , diventa un messaggero, la Voce che ti sorprende svelandoti il compito per cui è sei stato chiamato ad utilizzando i talenti avuti e che, diversamente, resterebbero chiusi nella cassaforte dell’inerzia e dell’egoismo.
Insomma oggi un velo è caduto e questo solo grazie a quell'unica cosa indispensabile in noi che è il cambiare prospettiva, angolo di visuale ,smettere di credere che ciò che non si tocca non esiste ma scoprire che l'esistente racchiude il non visibile
.Esso è dentro di noi, nel nostro intelletto nel nostro cuore.
Solo se riusciamo a ritrovare questa dimensione sottile, riusciremo a informarne anche il nostro corpo , riscoprendo che in noi uomini fra le mille sfaccettature ne esiste una particolarmente luminosa, quella dell’Angelo . Con questo simbolo parlante dentro di noi sarà più facile affrontare le sfide ,le ingiustizie,
le contraddizioni e le ombre, che pure albergano noi
Una cosa ci conforta: ora non siamo più così soli e di più: quando senti una mano che si appoggia alla tua spalla, rallenta la corsa, affianca il passo, potrebbe essere la mano di un Angelo amico-

E. P.
Dedicata ai tanti e sinceri amici che ho incontrato qui e fuori