20/11/11

Zolfo , incenso e sacralità



Fin da ragazza ho sempre apprezzato l’incenso. Quelle resine così cariche delle essenze dei legni tropicali sapeva ricreare nell'ambiente una dimensione particolare ,intima, favorevole al distacco dalle contingenze quotidiane - Il suo profumo entrava dentro di me e mi trasportava lontano in paesi orientali che sapevano di sole ,azzurro, di foreste e savane. In lui percepivo il battito d'ali degli uccelli dalle piume variopinte ,lo stormire delle fronde, lo scivolare lento dei grandi fiumi ...dentro questi quadri vedevo uomini diversi ..semplici che della loro nudità non provavano vergogna, uomini e donne non ancora catturati dalla globalizzazione che vivevano in armonia e rispetto della natura ----poi mi salivano immagini di templi buddisti e induisti di offerte e preghiere alle divinità . Insomma l'incenso era un modo per viaggiare dentro una dimensione sacrale che sapeva di terra ,di legno di foglie, di cielo, di pioggia ma anche di fatica di speranze, di stupore,di canti e parole ,di venerazione. La resina profumata che sgorga dalla ferita degli alberi mi ha sempre affascinato e ora la sento come il dono prezioso ,il condensato d'essenza, di vita che si forma come crosta protettrice sulla ferita inferta all'albero che, dalla suo dolore fa scaturire il meglio di sé per essere bruciato come offerta, come canale per aprire una comunicazione sottile fra il mondo terreno e quello invisibile . l'incenso è un canale per entrare nella nostra interiorità e far emergere il soffio leggero dello spirito ed è un modo per venerare il Creatore
Lo zolfo mi ha sempre incuriosito perciò ho fatto una piccola ricerca su questo minerale .Sapevo che lo si trova nelle zone vulcaniche attive ..Le zolfatare siciliane mi ricordavano novelle pirandelliane e racconti mefistofelici ma non conoscevo le sue proprietà , la sua funzione nell'organismo umano e l'uso esterno in molte pratiche di disinfestazione e purificazione da germi e parassiti.
Sapevo dello Zolfo filosofico ,della sua funzione nell'opera di reintegrazione dell'uomo insieme a Sale e Mercurio - Ho appreso con interesse che esso ha potenti proprietà antinfiammatorie che riequilibra la flora batterica, che agisce come neutralizzatore delle risposte allergiche che irrobustisce capelli, unghie ,che protegge il fegato e ha una funzione di prevenzione degli spasmi mestruali ,che normalizza i sintomi della menopausa etcc.. Lo zolfo serve a depurare, a sgrossare e per questo forse il parallelo con lo zolfo filosofico ..unito chimicamente ad altre sostanze può dare composti molto corrosivi quando si voglia disincrostare e riportare ciò che era rovinato sporco, a nuova luce. ma mi fermo qui ..Bruciare lo zolfo in un ambiente serve a purificarlo degli elementi inquinanti che vi sono penetrati e a ricreare un ambiente neutro e solo in questo ambiente l'incenso troverà la sua giusta collocazione infatti esso presuppone che lo spazio non sia contaminato in quanto lo consacra .
E.P.

20/10/11

NENIA

Com'è pigra quest' acqua che impasta i colori e gli odori !/ Scivola lenta sul capo piegando gli steli dei verdi ormai vinti ./ Sale dal fondo una storia come di nenia lontana,/ Pare una madre che culla e lenisce la paura di chi teme di abbandonare per sempre la vita ./ S'addormenta pian piano nello scorrere d' acqua il mio dire cedendo all'abbraccio./ L'ombra s'allarga più fredda e increspa la pelle dell'acqua /si raggela al suo fiato il verde lì intorno ./S'accortoccia la vita serrandosi stretta nel mantello del giorno/ ma già s'imbianca nell'ombra la felce caparbia/ E brividi lunghi trapassano a sera i solchi muti dei tronchi.

06/09/11

SEMANTICA DEL CUORE




Un archeologo scoprì nel 3127 un libro perfettamente conservato scritto da una Autrice, tale Amantine - Aurore. Lo pesò, lo misurò, ne contò le pagine, ne analizzò qualità di carta ed inchistro, contò le lettere che lo componevano. Ma non lo lesse perchè parlava una lingua sconosciuta ... e non apprezzò quindi le poesie che conteneva ed il turbinare dei sensi che vi si descriveva ...
- Questi moderni analisti! ...Non sanno che si perdono!!- sospirò lei che seguiva da lungi il suo pensiero.- Sento però che presto qualcosa lo colpirà e magicamente, la lingua del manoscritto gli si svelerà-

Passarono i giorni, forse addirittura secoli, finchè un bel giorno, l'archeo-logo, ormai vecchio e disilluso , venne colpito da un fulmine mentre, non per vinto , esaminava di nuovo l’inchiostro di quel rompicapo .Un tuono rimbombando nell'angusta valle, fece rotolare grassi macigni del monte ,il cielo livido s'aprì inondando di pioggia battente l'erudito che ancora non si dava sconfitto.
Il manoscritto cambiò colore e, improvvisamente dalle pagine fitte di caratteri strani si levò un alone; a spirale salivano i segni ...Danzanti sugli occhi stupiti di quello,i componevano immagini ,s'avvitavano piano salendo, sfumando nel suono d'un arpa e poi a ficchi di neve ricadevano lievi formando ricami .....Stupito l'uomo si mise carponi davanti a quel puzzle di suoni e colori ....finchè la vide nel volto ..Era lei ,ora gli era seduta al fianco ....La guardò dentro gli occhi e fu allora che comprese col cuore ciò che a lungo e invano, aveva cercato di analizzare col freddo suo rigore...

Villa Piccolo Capo D'Orlando...ricordando Bent Parodi

Attraversare la costa, sospesa su valli e dirupi tra il mare su un fianco e gli speroni di roccia che si rincorrono aspri, sull’altro, è come sfrecciare su un nastro sospeso tra il cielo e la terra ... Un ponte si srotola con salite e discese, mi proietto verso l' alto, poi mi catapulto sul fondo, infine, stordita, alzo il capo, riprendo il respiro e corro dritta inghiottendo le luci più in basso.
Libera sfreccio nella sera che indora ogni cosa e placa, nella brezza che sale, l'arsura impietosa. E già la luce si muta avvolgendomi in serica ombra.
Mi accarezza la notte che arrotonda la costa colmando ogni fessura dentro la roccia. Un soffio leggero sale dal mare mentre la mia anima corre là, dove da tempo sapeva di andare, verso quella villa a terrazzo sul mare …

M'affaccio, ombroso è il balcone, e guardo dall'alto.
Vulcano e le Eolie sono lì ,immobili, sfumate presenze sulla linea sottile fra l’indaco e l’oro.Le Vestigia di un tempo passato ,i tronchi e le radici lì intorno, mi dicono vieni.
Sussurrano voci e presenze; sfuggenti si popolano lievi i sentieri del bosco dei fantasmi di un mondo sommerso, invisibile agli occhi di chi guarda dentro gli specchi del giorno e, pian piano, vivendo,dimentica il respiro del mondo.
Aspiro il profumo dei loro pensieri e mi tingo col lilla rosato della ninfea che buca le foglie distese sull’ acqua radente le stoppie.
Fra agavi puntute che aprono le argentee dita a raccogliere in grembo gocce di distillato di cielo, bevo dall’incrocio dei rigidi steli, l' umida sera.

Si srotola l’anima sospesa al soffio dei sitar che racconta di un'anima inquieta ritornata tra noi a rinnovare l'eterna ricerca ,il rimpianto e il dolore per il suo amore perduto, tanto desiato, e forse, solo ora, ritrovato.

SAN GIULIO D'ORTA

la via del silenzio comprende ..

la via del silenzio concilia .

T'affacci sul lago e odi il vento che increspa le onde

e ti rapisce il pensiero.

Ti illumina il volto il raggio di sole che riverbera luce sull'acqua .

Protetto dall'ombra di vicoli stretti, inspiri profondo

e t'avvi con passo leggero sugli gli antichi i tratturi del cielo

20/08/11

IL SUBLIME sulle note del Notturno di Chopin


Caspar David Friedrich scrisse che “è necessario armonizzare con la natura perché la conoscenza del bene ,del bello e del vero sta nella natura ,la cui voce parla dentro di noi”. Ma come è possibile se essa è “irraggiungibile”?
L’uomo è tutto proteso verso la natura, la contempla attratto dal suo irresistibile magnetismo ed essa, con la sua potenza, gli dona l’emozione del sublime. In questa aura dai colori foschi e bruni trafitti dall’ultimo bagliore purpureo del sole si fanno strada “i pensieri derivati dalle visioni notturne.”

La struggente melodia del notturno di Chopin ci proietta nella dimensione melanconica, quasi atemporale della notte: il momento magico in cui l’uomo entrando in empatia con la natura, proietta in essa tutta la sua solitudine. Il tocco leggerissimo e melanconico del pianoforte, il fluire delle note, or lente, or veloci come i raggi del sole che baciano le mobili onde per l’ultima volta nel giorno, lo avvolgono, quasi lo cullano.
È un canto d’addio modulato su un tono di affranta tristezza ;le parole cadono lentissime nello sterminato silenzio del ricordo che rinnoval'eco leopardiano de “l’etate del mio dolore”.
Come al tramontare del sole il mondo si scolora ,così perde colore e senso la vita ,quando la giovinezza trapassa. Nel mondo naturale, al tramonto segue una nuova aurora ,nell’uomo,invece, dopo la giovinezza ,non resta che desolata aridità, il nulla che lento e implacabile lo consuma. E’ l’idillio della morte e dello sforzo angoscioso di tenersi vivi attimo dopo attimo.
In quest’ora particolare, in bilico fra la notte e il giorno, le tre figure umane assumono una compostezza di religiosa attesa: testimonianza struggente della lontananza, percezione dolorosa della separatezza dell’uomo dal cosmo, consapevolezza lucida che l’unica conciliazione percorre le strade della nostalgia.
I colori cupi e il contro luce,accentuano quest’aura in cui si associano il vicino e il lontano,il terreno e l’ultra terreno. La scelta di rappresentare i tre di spalle è un invito ad entrare nel dipinto in un legame empatico.

Elisabetta Polatti e Chiara Ciurlia